VITA DA CANI IN SICILIA

 

Negli ultimi anni, lo Stato Italiano ha promulgato tante leggi a difesa degli animali e, a costo magari di qualche sacrificio da parte dei padroni, leggi che promuovessero la buona creanza e la pulizia.

A memoria ricordo la legge contro l’abbandono degli animali, quella che proibisce i maltrattamenti, l’altra che garantisce uno spazio minimo nel quale muoversi, e quindi leggi e leggine sulla doverosa rimozione degli escrementi, sulle razze pericolose, sulla proibizione del taglio delle orecchie e della coda, e quant’altro.

A queste si aggiungono varie sentenze sulla messa al bando di mezzi di coercizione, quali collari antiabbaio e collari chiodati.

Potrei citarle tutte con gran dovizia di particolari, riportandone minuziosamente l’anno di promulgazione, citando gli articoli più altisonanti, ma mi basta ricordare che già nel 1978 il 26 gennaio a Bruxelles e poi il 15 ottobre a Parigi, presso la sede dell'UNESCO, fu presentata e proclamata la "Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Animale" ed è ad essa che tutti gli Stati del Mondo fanno riferimento.

Bene, ottimo lavoro: leggi senz’altro di alto valore civile, moderne e, anche se a volte discutibili, come il divieto di applicare chirurgia estetica su certe razze ( regola per fortuna, per quanto ne so, già ritirata ) che stabiliscono un giusto e civile modo di trattare quegli animali che scegliamo per nostri compagni.

E poi? Cosa succede a livello locale?

Cosa fanno le varie Amministrazioni Regionali, Provinciali e soprattutto Comunali per favorire e promuovere questo amore per i nostri animali?

Creano immensi e numerosi parchi nel nome del Verde Pubblico.

E qui ancora una volta l’Italia è divisa fra Nord e Sud.

Che io sappia in Sicilia non esiste una zona di verde attrezzata con uno spazio recintato dove i cani, sotto il diretto controllo dei rispettivi proprietari, possano correre liberi, giocare fra loro, rincorrersi e dare sfogo alla loro naturale energia compressa da tante ore di costrizione in casa.

Ci incontriamo tutti al parco pubblico, tenendo stretto in mano un corto guinzaglio, ci salutiamo fra noi sorridendo a denti stretti, addolorati dai guaiti dei nostri cani che vorrebbero fare amicizia.

E magari veniamo additati da quei “bravi cittadini” nel cui cuore non ha mai trovato posto un animale o magari sono solo condizionati dalle brutte notizie su cani che mordono l’uomo e che ogni giorno i telegiornali ci propinano sottolineando l’accaduto con la giusta enfasi.

E quante mamme premurose vediamo scattare in piedi e correre al salvataggio dei propri pargoli, chiedendo a gran voce una esagerata distanza fra loro e gli animali che abbiamo al guinzaglio: “Stia attento con quell’animale!”, “Non si avvicini!”, “Ci sono bambini!”.

Mi sorge sempre un dubbio: vuoi vedere che non mi sono mai accorto che porto a spasso un leone?

Ahimé, quante poche volte ho sentito o letto della notizia di cani che salvano vite umane, che sacrificano la propria vita nel fuoco o nel mare per salvare quella non del padrone ma di estranei.

Mai ho letto articoli che tessevano le lodi di quei cani che sono gli unici compagni di vita di anziani annoiati o di portatori di Handicap.

O forse l’avere un cane è tristemente riservato solo a chi può permettersi una casa con un grande giardino?

E che dire delle spiagge? Se qualcuno è a conoscenza di una spiaggia in Sicilia che accoglie cani e padroni, me lo comunichi: quest’anno ho preferito rinunciare alle mie vacanze al mare, piuttosto che abbandonare anche solo per un giorno il mio fido compagno.

Riflettete, Sindaci e Amministratori vari, perché per funzionare bene le leggi a difesa dei diritti, anche se solo degli animali, devono essere sostenute da iniziative valide.

Il primo compito dello Stato è difendere la famiglia e gli animali, che abbiamo scelto per nostri compagni, fanno parte a pieno titolo della famiglia.

Roberto Scuderi

Publicato su  - Notiziario n.22 - Club Amici Dalmata - Dicembre 2007

         - Il Medico Ospedaliero e del Territorio n.6/2007

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